Non è un paese per single!

Tra le ultime tendenze social c’è una nuova parola “singletudine”

Cos’è esattamente e perché oggi se ne parla così tanto?

Singletudine è una parola che deriva, come molte ormai, da un’italianizzazione dell’inglese e descrive la condizione di chi vive da solo e non ha relazioni sentimentali stabili.

Ovviamente la cosa è presa in maniera più o meno ironica ma indica la nascita di un fenomeno che cresce.

Come ho scritto in un precedente articolo essere single oggi è una fatica!

Ma perché oggi se ne parla tanto?

Innanzitutto emerge un importante dato economico e sociale.

Essere single costa di più, in termini di affitto, bollette, vacanze.

Perché in effetti esistono i piani familiari ma la scontistica perché sei da solo non è contemplata. Eppure i costi ci sono.

Banalmente la camera d’albergo doppia uso singola prevede un prezzo più alto anziché una tariffa migliore.

Oltre a ciò se sono da solo socialmente sento di dovermi sforzare di più, per uscire, fare aperitivi, incontrare qualcuno e quindi, essendo più attivo ho maggiori spese.

Ci piace veramente essere single?

La più o meno acquisita parità di genere, l’indipendenza economica e l’accessibilità a viaggi, spettacoli, esperienze senza la necessità di essere accompagnati ha smarcato molto lo stigma dell’essere single, specie nel mondo dei più giovani, anche se alle donne pare pesare ancora più che agli uomini.

Se sei un uomo di quarant’anni single che si atteggia a ragazzo tra la palestra, Mykosos e i bar più trndy passi ancora ( non sempre) per un “figo”.

A una donna in carriera di quarant’anni, bella, curata, che viaggia e va a Mykonos tutti chiedono come mai non abbia un marito, un compagno, un amico speciale, UN FIGLIO.

La verità del “meglio soli che male accompagnati”  vale

Ma allora è davvero così negativo essere single?

No, certo che no! Come tutto le cose il positivo e il negativo dipendono dall’uso che se ne fa.

Se non trovo la persona giusta e mi infilo in relazioni sbagliate a catena solo per non essere sola ed essere guardata strana, sto svilendo me stessa e non risolverò nulla.

Se non sono capace di avere una relazione stabile con una donna perché “voglio essere libero di farmene quante voglio”, forse ho una sindrome di Peter Pan e un problema affettivo.

L’unica cosa negativa è se questa condizione mi fa stare male.

Se ho paura della solitudine o di una dipendenza affettiva.

Che fare quindi?

Oltre al consiglio di parlarne con qualcuno per superare i possibili disagi emotivi che la sofferenza che posso provare, cercando di capire i perché confrontandomi con nuove prospettive posso agire dei comportamenti sani che mi facciano vivere meglio e forse conoscere qualcuno, anche fossero nuovi amici.

  • Iscrivermi a un corso, palestra, arrampicata, ballo, nordic walking qualsiasi cosa mi piaccia e preveda frequentazioni miste e non solo unisex.
  • Fare una passeggiata la sera e organizzare di vedere qualche amico fuori, in un bar, a una mostra, a un concerto, in modo da prepararmi per la serata, essere aperto alle nuove esperienze e conoscenze
  • Fare un viaggio di gruppo
  • Coltivare le mie amicizie
  • Sorridere di più, tutti sono attratti dalle energie positive
  • Prendermi cura di me, regalandomi ogni tanto qualche sfizio, un rossetto, una candela profumata, una buona cena.
  • Invitare persone a casa ed essere disponibili a che portino qualcuno

Insomma vivere bene la mia vita, accogliermi, imparare a stare bene con me, curarmi nell’aspetto e nell’anima, iniziare a volermi un po’ più bene.

Poi le cose accadono